mercoledì 13 novembre 2019

UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO: LA CULTURA COME ELEMENTO DI SVILUPPO

Sabato 26 ottobre si è svolto l’evento culturale annuale universitario dell'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale.




La Cultura universitaria come elemento propulsivo di opportunità  e, nello specifico, della coesione tra i popolo: questo è il messaggio che ha voluto dare l'Università Popolare di Milano accogliendo l’elemento cardine su cui ha ruotato un ricco programma di interventi.

mercoledì 18 settembre 2019

LAUREARSI DA  ADULTI IN INGEGNERIA CIVILE, AMBIENTALE  E TERRITORIALE

Il Corso di Laurea in Ingegneria per l’Ambiente e per il Territorio (non abilitante all’esame di stato) dell’Università Popolare degli Studi di Milano  – Università di Diritto Internazionale – fornisce conoscenze avanzate per l’esercizio di attività professionali.


L’Università offre la possibilità ad adulti con impegni di lavoro (professionisti, manager, dirigenti, ecc.) di raggiungere l’obiettivo della Laurea in Sociologia.
Con le università telematiche oggi il percorso universitario diventa più comodo da frequentare. Chiedete senza impegno informazioni dettagliate per laurearsi da adulti a 30 anni, 40 anni, 50 anni con impegni di lavoro. Grazie alla teledidattica studiare e laurearsi è alla portata anche di persone adulte che lavorano.
L’ingegnere ambientale è specializzato nel campo della progettazione e programmazione urbanistica con lo scopo di prevenire, gestire e monitorare gli effetti ambientali di opere edilizie. Fra le sue numerose possibilità lavorative si trova la difesa del territorio e la gestione delle risorse ambientali in tutti gli aspetti, potendo dare risposte sempre più efficaci a dinamiche e problematiche ambientali e territoriali di ampio genere, come la gestione delle risorse idriche, di quelle energetiche o relative allo smaltimento dei rifiuti.
Di conseguenza un ingegnere ambientale si occupa di tutti quegli aspetti che prevedono l’integrazione delle attività umane con il territorio, a partire da:
  • progettazione di opere di ingegneria civile a basso impatto ambientale
  • garantire uno sfruttamento responsabile e sostenibile del territorio
  • mettere in sicurezza zone e infrastrutture
  • monitoraggio delle risorse idriche
  • risanamento di ambienti inquinati
  • effettuare bonifiche di siti contaminati
  • produrre sistemi informativi territoriali
  • pianificazione di interventi di difesa di un territorio
  • certificare la qualità ambientale
  • salvaguardare persone e cose dai rischi ambientali

Chi vuole svolgere il lavoro di ingegnere ambientale, deve conseguire una laurea in Ingegneria Civile Ambientale – Territoriale, come quella promossa dall’Università Popolare degli Studi di Milano, che richiede per il conseguimento del titolo triennale (di primo livello) l’acquisizione dei 180 crediti formativi. 

I laureati del Corso in Ingegneria Civile e Ambientale devono avere una solida base culturale sia nelle discipline relative alle strutture ed alle costruzioni, con le loro interazioni con l’ambiente esterno, sia nelle discipline dei sistemi ambientali, con tutti gli aspetti di interazione tra i vari sottosistemi (ad esempio terra, acqua, aria, biosfera ecc.) e con l’interferenza che questi hanno con l’ambiente costruito. 
Tale intento viene raggiunto attraverso un curriculum che prevede in primo luogo due anni sostanzialmente bloccati, in cui oltre alle discipline di base relative agli ambiti matematico, fisico, chimico, informatico ed economico, si forniscono più approfonditi strumenti di analisi nel campo delle costruzioni ponendo un obbligo per tutti sui corsi di Meccanica Razionale e Scienza delle Costruzioni. Sono inoltre forniti più approfonditi strumenti di analisi dei sistemi ambientali e della loro interazione con l’ambiente costruito, attraverso i corsi obbligatori di Statistica, Analisi dei Sistemi, Fenomeni d’Inquinamento e Geologia Applicata. Una tale base comune è completata nel terzo anno da materie tipiche dell’Ingegneria Civile ed Ambientale quali l’Idraulica, la Geologia Applicata, la Geotecnica, la Topografia e la Fisica Tecnica.

giovedì 29 agosto 2019

"La falsa giustizia": un libro sull'errore giudiziario

La Professoressa Maria Gaia Pensieri, docente di sociologia presso l'Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale - ha scritto un libro dal titolo “La falsa giustizia”  che tratta il tema dell’errore giudiziario. Scritto a quattro mani con il Generale Luciano Garofano.



Maria Gaia Pensieri è docente presso l'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, ed è direttrice responsabile dell'area formazione e ricerca dell'Accademia italiana delle Scienze Criminologiche e Investigative (AISCI). Laureata in Scienze per l'investigazione e la sicurezza e in Ricerca sociale per la sicurezza interna ed esterna, ha conseguito i master in Antropologia filosofica e forense, criminologia e tecniche investigative avanzate e in Scienze Criminologiche-forensi. È dottore di Ricerca in scienze umane e sociali a indirizzo criminologo. Attiva sui temi della violenza di genere, del bullismo e del cyberbullismo, ha firmato diverse pubblicazioni ed è socia della Società italiana di criminologia (sic) e dell'Accademia italiana di Scienze Forensi (Acisf). È colorata in Penelope (S)comparsi Uniti.

Perché la scelta di questo titolo La falsa giustizia?

Parafrasando Platone la giustizia è un principio immanente che armonizza le varie classi dello Stato nell’attività e funzionamento del tutto, realizzando ordine, armonia e unità.
Quando non c’è reale giustizia allora possiamo parlare di parvenza di giustizia ossia di quella che vuole apparire come tale per ridonare la pace sociale, ma non vi riesce, perché pur servendosi degli strumenti realizzati dall’uomo per aspirare al suo raggiungimento, lo stesso uomo commette degli errori che portano a delle gravi conseguenze, ossia la condanna di innocenti, la liberazione dei colpevoli di un crimine o la mancata individuazione dei suoi autori.
Nel libro abbiamo affrontato specificamente il tema dell’errore giudiziario, dal punto di vista delle ingiuste condanne, prendendo come modello l’esperienza statunitense.
Perché l’esperienza nordamericana, che peraltro ha un sistema giudiziario differente dal nostro?
Perché loro per primi hanno studiato in maniera sistematica le diverse cause o concause responsabili della realizzazione di errori giudiziari. L’associazione statunitense Innocence Project fondata nel 1992 ha dedicato la sua attività a casi giudiziari di persone condannate in via definitiva, ma che si professavano innocenti con argomentazioni plausibili, e ha compiuto ricerche e azioni sul campo sia per individuare gli errori che erano stati commessi nei procedimenti sia per reperire nuove prove per arrivare alla riapertura dei casi stessi.
Avere una casistica tanto ampia (dal ‘92 a oggi) ci ha permesso di capire in quali ambiti del procedimento giudiziario si verificano maggiormente gli errori e quali potrebbero essere le possibili soluzioni.
La Prof.ssa Maria Gaia Pensieri 
Benché il nostro sistema processuale di Civil Law, sia differente da quello di Common Law anglosassone, resta il fatto che entrambi si avvalgono di prove tipiche e atipiche, di prove scientifiche, di tecnologie, di testimonianze, di periti e consulenti; e nel dibattimento come da noi, del contraddittorio tra le parti per arrivare a un verdetto di colpevolezza o innocenza.
Con le dovute differenziazioni che evidenziamo anche nel libro, resta invariato il nostro interesse per il lavoro di individuazione delle falle svolto da Innocence Project, durante le fasi iniziali delle indagini, gli interrogatori, le testimonianze o dovute all’apporto di pseudo scienze all’interno del processo.


In Italia abbiamo lavori simili?

Direi di no. In Italia abbiamo iniziato solo da qualche anno a studiare le cause di errore giudiziario, per cui non possiamo avvalerci di una casistica ampia come la loro.
Quando è partito questo lavoro negli USA, l’opinione pubblica era scettica, perché riponeva una fiducia incondizionata nel sistema giudiziario americano, ritenuto infallibile e tra i più democratici al mondo.
Ma quando l’attività svolta da questa associazione ha iniziato a portare alla luce gli errori commessi, la loro attività ha ricevuto un impulso, sono state aperte altre sedi in diversi Stati degli USA e il numero di casi dubbi segnalati sono cresciuti vertiginosamente. È come se fosse stato scoperchiato un vaso di Pandora, una nuova consapevolezza si è andata via via formando nelle persone, tanto da spingere diversi Stati dove vigeva la pena di morte a sospendere le esecuzioni in attesa di nuovi sviluppi. Sono state istituite delle commissioni d’inchiesta e sono state svolte delle verifiche sulle attività di alcuni consulenti delle Procure, insomma tutta una serie di interventi per correggere tutto ciò che risultava necessario per un adeguato svolgimento dei processi e per fornire maggiori garanzie agli imputati.


Quindi secondo lei  qual è la situazione degli errori giudiziari nel nostro Paese?

Questo non lo sappiamo, ma possiamo partire dal lavoro svolto negli Stati Uniti e da quello che abbiamo descritto nel nostro libro per iniziare a ragionare sui nostri possibili errori.
Sicuramente, e lo posso affermare senza correre il rischio di smentite, la lentezza del nostro sistema giudiziario contribuisce in modo concreto al verificarsi di errori giudiziari. Pensi al largo ricorso che facciamo della carcerazione preventiva: un imputato attende molti anni la conclusione dei processi che lo riguardano per poi uscirne magari scagionato con formula piena, e questo già ci dovrebbe far comprendere che qualcosa nel nostro sistema non funziona. Non possiamo parlare di errore giudiziario nella vera accezione del termine, perché canonicamente l’errore si compie quando c’è una sentenza definitiva e poi a seguito di una revisione processuale il condannato viene riconosciuto innocente, ma chiamiamo pure questo errato coinvolgimento come vogliamo, resta comunque il fatto che delle persone vengono invischiate in procedimenti giudiziari per uscirne pulite dopo molti anni; è facile comprendere che la loro vita non sarà più la stessa e, mi creda tutto ciò purtroppo, potrebbe accadere a ognuno di noi. 
L’acquisizione tardiva di testimonianze, l’escussione di testi ad anni di distanza dai fatti, la durata eccessiva dei diversi gradi processuali: se da una parte sembrano garantire proprio la correttezza del giudizio, dall’altra risentono di tutta una serie di interferenze dovute proprio al tempo trascorso.


Può spiegarci meglio cosa intende?

Per esempio ascoltare il possibile testimone di un reato molto tempo dopo i fatti può aumentare il rischio che il ricordo non sia più nitido o puro, risentendo dell’influenza mediatica sul caso o dell’interferenza del racconto di altri.
Dando per assunto che il testimone sia in buona fede, sull’attendibilità della testimonianza influiscono diverse variabili. Se consideriamo che nel nostro sistema alla testimonianza è riservato un notevole peso processuale, e mentre parliamo mi vengono in mente alcuni di casi recenti, possiamo inferire che se non ci si avvale di studi psicologici sul tema, se non si ricorre a tecniche di interrogatorio adeguate, se non si riducono i tempi processuali come richiesto anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che ci ha più volte condannato per le lungaggini, aumenta sicuramente la possibilità di commettere degli errori, con conseguenze devastanti per chi viene ingiustamente condannato.
Ritornando al titolo, abbiamo utilizzato il termine “falsa” perché anche le vittime di un reato e le loro famiglie sicuramente non possono trarre conforto dalla condanna di un colpevole qualsiasi; loro e la società tutta hanno bisogno di una vera giustizia.


Avete portato esempi concreti nel vostro libro?

Abbiamo parlato di casi americani e italiani risolti dopo la revisione. Come dicevo, in Italia non abbiamo una statistica relativa alle categorie di errori commessi, ma partire dai casi nazionali risolti permetterebbe anche al nostro Paese di iniziare un lavoro di questo tipo. Questo è stato fatto da Innocence Project e i dati ci dicono che l’errata testimonianza, ma anche l’erroneo riconoscimento di un reo, sono ai primi posti nella classifica degli errori. 
Va detto che in genere a un verdetto sbagliato si arriva per una serie di concause, e aggiungerei anche che la fase iniziale investigativa si rivela determinante per poter arrivare a un giudizio che porti alla condanna dei veri responsabili di un crimine.


Le indagini in effetti sono una parte importante, ma se vi si commettessero degli errori ciò emergerebbe nel processo, giusto?

Nel dibattimento dovrebbero emergere gli eventuali errori, il contraddittorio dovrebbe proprio avere questo ruolo. Le operazioni probatorie nei momenti dell’ammissione, dell’assunzione e della valutazione, dovrebbero utilizzare gli strumenti di conoscenza attinti dalla scienza e dalla tecnica e a principi e metodologie scientifiche che resistono al criterio di falsificazione, oltre che avvalersi delle comprovate competenze degli esperti che le impiegano. Però anche la fase investigativa, peraltro inizialmente operata esclusivamente dalla polizia giudiziaria su incarico del magistrato che conduce le indagini, può nascondere delle insidie che possono rimanere celate anche in sede processuale. Per esempio mi vengono in mente errori durante le fasi di repertamento dove possono avvenire delle contaminazioni, oppure una cattiva conservazione delle fonti di prova che può portare a un loro decadimento informativo. Questo parlando degli accertamenti tecnici, mentre per quanto riguarda le indagini cosiddette tradizionali un errore potrebbe essere quello dell’innamoramento per una tesi e una visione a tunnel che portano ad escludere altre piste possibili, perdendo nelle fasi iniziali alcuni elementi utili che non saranno più recuperabili in quelle successive inficiando per sempre la buona riuscita di un caso.

Oggi si parla sempre di più della prova del Dna nei processi, ma possono essere realmente attendibili per la soluzione dei casi?

Il Dna può essere decisamente attendibile perché la percentuale di errore, cioè la possibilità che quel DNA coincida con quello di più persone, oltretutto tutte presenti sul locus commissi delicti, è veramente prossima allo zero.
Su tutte le prove tecnico-scientifiche grava sempre una percentuale variabile di rischio, perché c’è sempre la mano dell’uomo a operare; quello che oggi è veramente importante comprendere è che per abbattere la percentuale di errore è necessario operare seguendo standard certificati, protocolli operativi, procedure codificate, linee guida pubblicate da scienziati di una determinata disciplina forense e che devono essere applicate da tutti coloro che entrano a vario titolo come esperti forensi nel procedimento giudiziario; solo così possiamo sperare di abbattere il rischio di commettere errori.

Ci può fare un esempio di un caso trattato nel libro?

Abbiamo riportato diversi casi di processi di revisione instaurati negli USA che alla loro conclusione hanno portato a scagionare i condannati a pene molto gravose, al carcere a vita o addirittura alla pena capitale.
I casi citati erano tutti accomunati da due elementi: proponevano l’analisi dei bitemark - segni di morso - presenti sulle vittime, e l’altro elemento in comune era sempre lo stesso consulente della Procura.
Ebbene durante i differenti processi di revisione emerse che il consulente non aveva nessuna specializzazione per dichiararsi esperto in questo campo specifico, e che la Procura si era affidata a lui giudicandolo esperto sulla base dei precedenti incarichi. 
Ma, mentre il DNA lasciato su una vittima dall’autore del morso è una scienza esatta, così non è per i segni di morso i quali non possono essere utilizzati per indentificare in modo univoco l’autore; questo perché i segni impressi sui tessuti subiscono delle modificazioni dovuti al trascorrere del tempo, la stessa dentatura dell’autore col tempo subisce delle trasformazioni variando il suo aspetto; pertanto da queste brevi considerazioni si comprende come l’analisi dei segni di morso da sola non sia attendibile per l’identificazione di un reo.

Nel libro abbiamo riportato diversi casi reali dove si evidenziano le differenti tipologie di errori commessi che hanno portato a delle erronee condanne, sperando così di rendere più scorrevole e interessante la lettura.

Il libro La falsa giustizia La genesi degli errori giudiziari e come prevenirli di: Garofano Luciano Pensieri Maria Gaia Prefazione di Manfredi Mattei Filo della Torre Introduzione di Baldassare Lauria Autori: Luciano Garofano, Maria Gaia Pensieri

giovedì 22 agosto 2019

UNIVERSITA ONLINE: LAVORARE E STUDIARE È POSSIBILE

Con l'Universita Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, corsi su misura con tutoraggio a distanza per studiare anche con impegni di lavoro. 


Lavorare e studiare è possibile, a patto di organizzarsi al meglio per sfruttare le ore disponibili. Ciò è fattibile sia quando si è giovani, con i lavoretti serali per mantenersi quando si studia fuorisede, sia quando non lo si è più e il lavoro e la famiglia assorbono le giornate. Il primo aspetto fondamentale per riuscire a conciliare due attività impegnative come studiare e lavorare è quello di dare il massimo nello studio, sfruttando il poco tempo a disposizione. 

Un ottimo sistema per sfruttare al meglio le poche ore a disposizione è quello di frequentare le lezioni, in modo da poter approfittare delle spiegazioni fornite dal professore. Grazie a università online come l'Universita Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale,  è possibile seguire le lezioni in qualunque momento, a distanza.


U
NIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO
Università di Diritto Internazionale

L’Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 – Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°).


Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione – Università – Ricerca; Trastevere 76/A – 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accademici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. – Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione.

L’Università Popolare (internazionale) degli Studi di Milano ha voluto proprio per estrema trasparenza pubblicare tutti gli atti che confermano il riconoscimento ufficiale da parte del MIUR, e anche da parte di Albi particolari ai quali chi si laurea presso questo ente può accedere. Li trovate qui.





martedì 30 luglio 2019

UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO ALLO UNINT: 34° CONGRESSO MONDIALE DELLO HIALM

Presso l’aula magna dell’università di Roma “La Sapienza” e presso presso la UNINT, l’Università Internazionale di Roma, si è tenuto la 34º edizione del congresso mondiale dello IHALM, dal 21 al 26 Luglio. Abbiamo intervistato il Prof. Avv. Giovanni NERI, Ph.D Patrocinante innanzi alla Suprema Corte di Cassazione ed alle Magistrature Superiori e Rettore dell'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, che ha preso parte in qualità di organizzatore 




Si tratta dell’edizione italiana di un grandioso evento, ospitato ogni due anni nelle maggiori città del pianeta e che può essere considerato il più importante incontro mondiale riguardante le scienze criminologiche. Abbiamo posto alcune domande al Prof. Giovanni Neri, Rettore dell'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale.

Quali sono state le novità emerse nella 34º edizione del congresso mondiale dello IHALM?

I temi trattati della criminologia sono stati tutti i più recenti, con particolare riguardo ai nuovi metodi di indagine della criminalistica. Sul fronte italiano particolare risalto è stato dato al tema dell’imputabilità, anche recentemente molto dibattuto. 

Ogni due anni il Congresso dello IHALM, di matrice fortemente criminologica, affronta sotto molteplici punti di vista es attraverso sessioni articolate e afferenti ad aree tematiche e specialistiche, i temi riguardanti lo studio del crimine dal punto di vista giuridico e medico.

Con quale incarico ha partecipato al Convegno? 

Ho ho partecipato in qualità di organizzatore per poter meglio affiancare i chair men Weistubb e Mastronardi;  a tale proposito, all’evento inaugurale del congresso presso l’Università di Roma “La Sapienza” domenica scorsa 21.7 ho presentato personalmente l’evento in Inglese ed in qualità di noto esperto Italiano in area criminologica e giuridica;

Lei ha inoltre premiato il Presidente Onorario dello IHALM, Professor David Westubb. Quali sono state le motivazioni del premio? 

Ho insignito Weistubb del premio honoris per i suoi contributi nelle scienze umane e sociali ad indirizzo giuridico criminologico e per la sua carriera.

martedì 23 luglio 2019

L'UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO AL CONGRESSO MONDIALE DELLO IHALM

Presso l’aula magna dell’università di Roma “La Sapienza” e presso presso la UNINT, l’Università internazionale di Roma, si è tenuto la 34º edizione del congresso mondiale dello IHALM, dal 21 al 26 Luglio.


MAGGIORI INFORMAZIONI ALLA PAGINA DELL'UNIVERSITÀ

Ogni due anni il Congresso dello IHALM, di matrice fortemente criminologica, affronta sotto molteplici punti di vista es attraverso sessioni articolate e afferenti ad aree tematiche e specialistiche, i temi riguardanti lo studio del crimine dal punto di vista giuridico e medico.

Sono chiamati dalle più importanti Università ed enti di ricerca i maggiori esperti mondiali della criminologia di matrice giuridica e medica provenienti dall’accademia e dalle professioni, nonché di tutti i settori afferenti alla criminologia:dagli Stati Uniti all’Australia, dal Giappone alla Francia passando per l’Africa, America e l’Europa e naturalmente l’Italia quale centro di eccellenza.

Il Rettore Magnifico dell’Università Popolare degli studi di Milano, il Prof. Avv. Giovanni Neri, titolare della cattedra di Criminologia e Sistema Penale “Cesare Lombriso”, ha partecipato in qualità di esperto qualificato nonché quale componente del comitato organizzativo per l’edizione italiana di questo grandioso evento, ospitato ogni due anni nelle maggiori città del pianeta e che può essere considerato il più importante incontro mondiale riguardante le scienze criminologiche.

Il nostro Magnifico Rettore, ha inoltre premiato il Presidente Onorario dello IHALM, Professor David Westubb, per contributi resi da quest’ultimo nella ricerca scientifica criminologica di area giuridica. 

martedì 11 giugno 2019

LAUREARSI DA ADULTI ALL'UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO

L’Università Popolare degli Studi di Milano (Università di Diritto Internazionale) ha come obiettivo portale adulti che lavorano all’obiettivo della laurea. Si tratta di una delle Università che offre servizi di assistenza allo studio a distanza.




Le rette delle università telematiche sono analoghe a quelle di un’università tradizionale, in alcuni casi può anche essere più alta, ma comprendono al loro interno i materiali utili per studiare, disponibili sulle piattaforme delle singole università.

È inoltre possibile seguire ovunque e in qualunque momento le lezioni, grazie alle piattaforme digitali accessibili in qualunque momento, sulla quale vengono caricati i video delle lezioni e tutto il materiale utile per lo studio (dispense, slide, video lezioni, aula virtuale). La piattaforma è accessibile 24 h su 24 tutti i giorni della settimana.

Uno degli aspetti fondamentali per ricominciare a studiare dopo i 40 anni è quello di saper gestire bene il proprio tempo, in modo da riuscire a concedere il giusto tempo a studio, lavoro e vita privata. 

Un vantaggio delle università telematiche è la riduzione praticamente a zero degli spostamenti legati all’università stessa, dato che è necessario andare in una sede fisica solamente per sostenere gli esami e la discussione della tesi di laurea. Se si ha una carriera universitaria pregressa le università online concedono la possibilità di richiedere un riconoscimento crediti, così da non perdere gli esami conseguiti in passato. È possibile effettuare il riconoscimento anche delle attività lavorative coerenti con il percorso di studio scelto.

Chiedete senza impegno le informazioni sui corsi di laurea in teledidattica per adulti. Professionisti, manager, dirigenti che non hanno mai avuto la possibilità di riprendere gli studi nelle università tradizionali che, come è noto, richiedono spesso la frequenza ai corso, qui potranno raggiungere il loro obiettivo.

L’Università Popolare degli Studi di Milano – Università di Diritto Internazionale – fornisce utili informazioni per laurearsi da adulti anche con impegni di lavoro.